04 Aprile 2012

AUGURI A TUTTE LE MIE AMICHE ED AI MIEI AMICI DI GIOVANI


AMORE, PACE, SALUTE E SERENITA' IMPERINO
NELLE VOSTRE VITE ED IN QUELLE DEI VOSTRI CARI

 
09 Marzo 2012

Con grandissimo piacere a tutte le GRANDI DONNE che conosco..........!!!!!!

 

 

 

 

 

 

 

      Un difetto nelle donne......
      Le donne hanno forze che sorprendono gli uomini.........
      sopportano fatiche e portano fardelli,
      ma comprendono la felicità, l'amore e la gioia.
      Sorridono quando vogliono urlare.
      Cantano quando vogliono piangere.
      Piangono quando sono felici,
      e ridono quando sono nervose.
      Combattono per quello in cui credono...
      si ribellano all'ingiustizia.
      Non accettano un "no" come risposta
      quando credono che ci sia una soluzione migliore.
      Rinunciano per far avere di più alla famiglia.
      Vanno dal dottore con un'amica spaventata.
      Amano incondizionatamente.
      Piangono quando i loro figli vincono
      e festeggiano quando i loro amici ricevono premi.
      Sono felici quando sentono parlare
      di una nascita o di un matrimonio.
      I loro cuori si spezzano quando muore un amico.
      Stanno in lutto per la perdita di un membro della famiglia
      ma sono forti quando pensano che non sia rimasta più forza.
      Sanno che un abbraccio ed un bacio
      possono curare un cuore spezzato.
      Di donne ce ne sono di tutte le forme, misure e colori.
      Guideranno, voleranno, cammineranno, correranno
      o ti invieranno e-mail per mostrarti quanto tengano a te.
      Il cuore di una donna è ciò che continua a far girare il mondo.
      Portano gioia, speranza e amore.
      Hanno compassione ed idee.
      Danno supporto morale alla famiglia e agli amici.
      Le donne hanno cose vitali da dire
      e tutto da dare.
      Comunque, se c'è un difetto nelle donne
      è che si dimenticano del loro valore.

Tags: alle donne

Un caro saluto a tutte le mie amiche ed amici di giovani

Ciao a tutti miei cari, non entro quasi mai in questo sito, per ilquale provo sempre molta gratitudine in quanto qui ho trovato delle persone meravigliose, che poi sono diventate amiche anche nella mia realtà.
Oggi mi è venuto il pensiero e sono qui a salutarvi ed abbracciarvi tutti.
Un bacione
Nadia

 
15 Luglio 2011

CIn cin con voi amici miei

Ringrazio ognuno di voi per gli auguri ed oggi che festeggio qui in ufficio
con i colleghi, brinderò con voi nel cuore.
Cin cin Auguri anche a voi tutti di Buona vita, amore e pace.

 
26 Maggio 2011

Il movimento per la Pace della Soka Gakkai Internazionale

 

DAISAKU IKEDA PRESENTA LA SOKA GAKKAI

Era proprio un quarto di secolo fa, nel 1974, quando feci la mia prima visita in Cina. Una giovane

donna mi chiese: «Perché sei venuto qui?». «Sono venuto per incontrarti», le risposi.

Circa tre mesi dopo, durante la mia prima visita in Unione Sovietica, il Primo ministro Alexei N.

Kosygin mi chiese quale fosse la mia base ideologica. Risposi: «Ci stiamo impegnando per i valori

della Pace e della Cultura, le basi fondamentali dell'umanesimo».

Costruire una cultura di pace

Ho visitato in tutto 54 paesi. Sono giunto alla conclusione che, nonostante le diverse concezioni e

ideologie, finché le persone condividono lo stesso scopo di lavorare per la felicità e per una pace

duratura di tutta l'umanità, noi possiamo invariabilmente arrivare a comprenderci l'uno con l'altro

come esseri umani e scoprire una solidarietà basata sull'amicizia e la fiducia. Quando proposi la

normalizzazione delle relazioni diplomatiche del Giappone con la Cina nel settembre del 1968, la

rivoluzione culturale infuriava e cresceva il conflitto Cino-sovietico. In Giappone, nel frattempo,

cresceva la paura della "minaccia cinese". Non era certo un'atmosfera in cui si poteva cominciare a

parlare con tranquillità di amicizia con la Cina. Ciononostante, lanciai il mio appello per l'amicizia

con la Cina, guidato in questo dal rimorso per l'incontestabile fatto storico che, benché il Giappone

dovesse molto della sua cultura alla Cina, il militarismo giapponese aveva dato corso all'invasione

del continente cinese provocando un'indicibile sofferenza alla popolazione. Ero anche mosso dalla

convinzione che fosse impossibile costruire la pace in Asia ignorando i 700 milioni di cittadini cinesi.

Come mi aspettavo, divenni il bersaglio di forti critiche. La gente si chiedeva perché un leader

religioso stesse "flirtando con i comunisti". Divenni oggetto di minacce personali. Tre mesi dopo la

mia visita in Cina, andai in Unione Sovietica per confermare le intenzioni della leadership russa

verso la Cina e tre mesi dopo tornai in Cina per illustrare quanto avevo appreso. Ancora una volta

venni deriso per i miei viaggi nei paesi comunisti. A dispetto delle critiche, il mio atteggiamento

come buddista consiste nel vedere sempre le cose dal punto di vista del rispetto e della fiducia negli

altri esseri umani. Sono convinto che sia sempre possibile una comprensione reciproca se basiamo il

dialogo sul terreno comune dell'umanità. Questo era lo spirito che animava la mia diplomazia di

cittadino comune, lo stesso spirito che ha motivato la mia visita a Cuba nel giugno del 1996.

La pratica del Buddismo è basata sulla compassione. La parola compassione in giapponese si

compone di due caratteri cinesi, ji e hi. Ji corrisponde a metta in Pali e a maitri in Sanscrito, ed

esprime il significato di "vera amicizia", mentre hi corrisponde a karuna in entrambe le lingue, ed

esprime il significato di "empatia" o "condividere la sensibilità, i sentimenti".

Quindi, nel Buddismo, la compassione significa il sublime sforzo di condividere

le sofferenze degli altri partendo dalla nostra comune umanità, e di creare ed espandere

una rete di autentica amicizia e fiducia. Percepisco nella compassione di Shakyamuni

- elaborata ed esaltata nella tradizione mahayana come la Via del bodhisattva - un profond

o e solido umanitarismo. La SGI è un'organizzazione impegnata a sviluppare attività nell'ambito

della pace, della cultura e dell'educazione basate sull'umanesimo buddista.

2

La rivoluzione umana

Il fondamento dell'umanesimo buddista sta nell'immenso rispetto per ogni forma di vita, che ci

permette di percepire e riconoscere la "natura di Budda" - così incomparabilmente preziosa -

inerente non solo negli esseri umani ma in ogni essere vivente. Nel Sutra del Loto, la scrittura

buddista più conosciuta nel mondo, che gode di grande rispetto e autorevolezza fra i popoli

dell'Asia, Shakyamuni chiarisce "l'unica grande ragione" dell'apparizione del Budda in questo

mondo. Nel capitolo Hoben (Espedienti), spiega che la sua missione come Budda è aprire la porta

della Saggezza-del-Budda a tutti gli esseri viventi e adempiere la sua promessa di innalzare tutti gli

esseri viventi alla sua stessa condizione vitale di Illuminazione. Nichiren Daishonin,

che apparve nel Giappone del XIII secolo e fondò un Buddismo accessibile alla gente comune,

cercò di realizzare lo stesso obiettivo di mettere ogni persona in grado di aprire da sola le porte della saggezza del  Budda.

Seguendo gli insegnamenti di Nichiren Daishonin, i membri della SGI recitano Nam-myoho-rengekyo

derivato dal titolo (Daimoku) del Sutra del loto al Gohonzon (o mandala) iscritto da Nichiren.

Attraverso questa pratica i membri della SGI si impegnano a manifestare la loro natura di Budda e a

creare una condizione vitale di suprema felicità che durerà per l'eternità. Noi chiamiamo questo

processo "rivoluzione umana".

Sebbene le attività della SGI assumano modalità diverse in ogni paese a seconda della cultura

e delle caratteristiche locali, alcune attività possono essere considerate standard.

La principale occasione per i membri della SGI di incoraggiarsi e imparare gli uni dagli altri è

la riunione di discussione, dove si incontrano regolarmente assieme ai loro amici e vicini di casa.

Non si tratta di una relazione a senso unico dove un prete fa la predica ai laici, e neanche di un'anonima

riunione di massa; è invece un ambiente intimo dove ogni partecipante può essere al centro dell'attenzione.

Lo scopo fondamentale della riunione di discussione è quello di fare in modo che i partecipanti

si stimolino gli uni con gli altri verso la crescita e la trasformazione.

La riunione di discussione è stata l'attività centrale della Soka Gakkai fin dalla sua fondazione nel

1930. Gli incontri sono tenuti dai gruppi locali, e il loro nucleo centrale sono le esperienze di fede

dei membri, pur essendovi la presentazione dei princìpi fondamentali del Buddismo del Daishonin.

Più formale, lo studio delle dottrine buddiste viene portato avanti in riunioni separate. L'essenza

della riunione di discussione appare nel nome dato inizialmente alla riunione al tempo del fondatore

della Soka Gakkai, il presidente Tsunesaburo Makiguchi: incontro per mostrare la prova concreta

del valore di una vita dedicata al bene supremo.

La prima caratteristica della riunione di discussione è che, basandosi sulle esperienze dei membri,

stabilisce un legame tra le motivazioni interiori e ciò che è condiviso. Un membro che racconta la

propria esperienza di fede non sta descrivendo una conoscenza impartita da altri, ma un'esperienza

concretizzata che proviene dall'interno, il risultato di uno sforzo di autotrasformazione motivato

interiormente. Attraverso una successione di testimonianze di questo tipo i membri si apprezzano e

si incoraggiano reciprocamente sviluppando un senso condiviso di fiducia e di autorealizzazione.

Attraverso questa esperienza, sia chi parla sia chi ascolta può approfondire la propria convinzione

nella fede.

La seconda caratteristica della riunione di discussione è il suo spirito egualitario. Concetti come lo

status sociale, la posizione o il profitto personale sono irrilevanti: la riunione di discussione è

l'incarnazione della cooperazione tra singoli esseri umani con una base comune. In questo senso è il

trionfo della democrazia, un'oasi per il cuore dove i partecipanti possono ricaricare la loro forza

vitale e soddisfare la loro sete spirituale. La potente natura di Budda che emerge dalla

combinazione della recitazione del Daimoku e la mutua ispirazione ottenuta frequentando

le riunioni di discussione permette a ogni individuo di creare valore nelle forme di bellezza, bene e guadagno.

Effettivamente la parola "soka" di Soka Gakkai significa "creazione di valore".

Il Profondo Significato del Sutra Del Loto (Hokke Gengi) afferma:

«Nessuna cosa che riguardi affare la vita o il lavoro è in qualche modo diversa dalla realtà fondamentale»

. Ogni aspetto della vita umana - le sfide nel lavoro, la famiglia, lo studio, la salute, l'aspetto finanziario, le relazioni, etc. -

manifestando la natura di Budda, forniscono un'occasione per la creazione di valore e l'opportunità di

sperimentare la prova concreta della pratica nella forma del miglioramento materiale e spirituale, e della crescita.

La riunione di discussione, fondata sul dialogo e sull'uguaglianza, è quindi un'eccellente opportunità per creare una cultura di pace.

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Responsabilità, compassione, saggezza

In Abolire la guerra, Elise Boulding definisce la cultura di pace nei termini seguenti:

«Un mosaico di identità, comportamenti, valori, credenze e schemi che portano le persone a vivere

tra di loro e nel mondo in modo costruttivo senza l'aiuto di differenziazioni strutturate di potere, utilizzando

creativamente le proprie differenze e condividendo le proprie risorse».

Il capitolo del Sutra del Loto La parabola delle erbe medicinali (Yakusoyu), contiene una descrizione poetica della cultura di pace.

La parabola descrive una varietà di piante bagnate da una nuvola che avvolge la Terra: «Sebbene

tutte queste piante e questi alberi crescano sullo stesso terreno e siano bagnati dalla stessa pioggia,

ognuno è differente dalle altre». In termini buddisti, questa immagine simboleggia il fatto che tutte

le persone possono beneficiare dell'imparziale legge buddista e, come i tre tipi di erbe medicinali e

i due tipi di alberi, possono ottenere lo stato di Illuminazione come espressione del loro specifico

carattere e individualità. Questa immagine concorda con la visione di cultura di pace definita da

Elise Boulding.

Qui la benedizione del sole e della pioggia sottolinea l'uguaglianza sotto il cielo, mentre la terra che

sostiene le piante simboleggia l'uguaglianza sulla Terra. Nel Buddismo tutto ciò rappresenta il vero

percorso della cultura, del rispetto per le differenze reciproche e della celebrazione delle diversità,

condividendo equamente i doni della Terra che sostengono la vita e il firmamento.

La SGI mira ad applicare una filosofia umanista radicata nel rispetto per la santità della vita

nell'ambito della pace, della cultura e dell'educazione. In questo modo cerchiamo di costruire una

forte e universale cultura di pace. Senso di responsabilità, compassione e saggezza sono i tre

princìpi che corrispondono al concetto buddista delle "tre virtù", qualità inerenti all'essere umano

identificate da Nichiren Daishonin come le più degne di rispetto.

La prima si riferisce alla responsabilità di proteggere il diritto alla vita condiviso dall'umanità e da

tutte le forme viventi. Lavorare per la creazione della pace è una tenace determinazione. Nichiren

parlò della sua determinazione di «sbarrare la strada che conduce all'inferno di incessante

sofferenza».

Nel 1957 il mio maestro Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai,

pubblicò una trattato per l'abolizione delle armi nucleari e affidò ai membri più giovan il compito di portare a termine questo compito.

«Le armi nucleari - affermò - sono il nemico dell'umanità; il loro uso, un atto che nega all'umanità

il suo fondamentale diritto alla vita deve essere giudicato come male assoluto». Questa dichiarazione

fu fatta al culmine della Guerra fredda e fu un grido di pace fondato sullo spirito buddista della venerazione della vita.

Ciò diede il via ad un'ondata di reazioni nella società. La proposta di pace del mio maestro è la sorgente delle attività per la pace della SGI, che si sono

sviluppate in una serie di movimenti per mettere in pratica l'ideale della pace nell'umanità e per

proteggere l'ambiente (realizzando così una pacifica coesistenza con l'ambiente naturale). Con lo

scopo di diffondere i princìpi del mio maestro in campo accademico ho fondato l'Istituto Toda per

la pace mondiale e la ricerca politica.

La SGI ha costantemente sostenuto le Nazioni Unite in quanto "Parlamento dell'Umanità" e ha

collaborato con il Dipartimento della Pubblica Informazione dell'Onu organizzando ed esponendo

in 18 città e 15 paesi del mondo la mostra "Armi Nucleari - minaccia per il nostro mondo".

Assieme al Dipartimento del Disarmo delle Nazioni unite abbiamo organizzato la mostra "Guerra e

Pace", esibita in tutto il mondo, che tratta anche di problemi relativi all'ambiente. La Soka Gakkai

giapponese ha organizzato la "Mostra ambientalistica - Ecoaiuto".

Nel nostro impegno per sostenere l'educazione ai diritti umani, si includono anche la mostra

"Verso un secolo di umanità: i diritti umani nel mondo contemporaneo" e la mostra

"Il Coraggio di Ricordare - Anna Frank e l'Olocausto" in collaborazione con il Simon Wiesenthal Center.

Inoltre, la SGI gestisce una raccolta di fondi per i rifugiati e guida un progetto sanitario in Nepal,

dove i medici volontari della Soka Gakkai lavorano in un campo di profughi. La Soka Gakkai

brasiliana sta collaborando con le organizzazioni non governative ambientaliste nella ricerca per il

rimboschimento della foresta pluviale amazonica, e promuove anche progetti per la prevenzione

dell'abbattimento forestale e della desertificazione.

Anche io ho scritto proposte di pace dal 1978, ogni 26 gennaio per celebrare il giorno della SGI,

con lo scopo di promuovere l'ideale delle Nazioni Unite e far appello per riformare il sistema dell'ONU

E per espandere il ruolo delle organizzazioni non governative. Un tema ricorrente di queste proposte,

formulate da un punto di vista buddista, è l'appello per l'abolizione della guerra.

Passando alla seconda virtù, la compassione, essa è la base spirituale per lo sviluppo della cultura.

Coltivando i sentimenti degli esseri umani, possiamo alimentare qualità positive come l'empatia, la

fiducia e l'amicizia, facendo sbocciare i fragranti boccioli di ogni cultura. È vitale per il futuro

dell'umanità imparare a rispettare le differenze e le peculiarità, sentire empatia e imparare gli uni

dagli altri. Sono sicuro che ciò aprirà la strada per una nuova cultura globale per tutta l'umanità.

Per creare opportunità di imparare da ogni cultura, ho creato istituzioni come l'associazione

concertistica Min-On, Il Fuji Art Museum, il Tokyo Fuji Art Museum e la Maison Litteraire Victor

Hugo. La SGI sponsorizza anche delegazioni di scambi culturali tra i paesi nel mondo per dare la

possibilità di imparare dalla cultura degli altri. I festival culturali che teniamo in varie parti del

mondo creano l'opportunità ai vari popoli di esprimere le loro culture e condividere lo stesso palco.

Inoltre ho fondato il Centro di Ricerca di Boston per il ventunesimo secolo e l'Istituto di Filosofia

Orientale per promuovere il dialogo e lo scambio tra le civiltà e per condurre ricerche tra le

religioni, le ideologie e le filosofie del mondo.

Il terzo principio è l'educazione, che corrisponde alla terza virtù cioè la saggezza. Il presidente

Makiguchi scrisse che lo scopo dell'educazione è la felicità delle persone, sostenendo l'idea

dell'"educzione creatrice di valore", che avrebbe permesso alle persone di sviluppare la loro infinita

saggezza innata.

Per diffondere in tutto il mondo le teorie di Makiguchi sulla pedagogia creatrice di valore, ho

fondato il sistema educativo Soka: scuole elementari, medie, superiori, l'università Soka di Tokyo e

la Soka University of America, gli asili infantili a Hong Kong, Singapore e in Malesia.

Ora le teorie di Makiguchi stanno attirando l'attenzione di un gran numero di paesi, il Brasile, l'India e gli Stati Uniti,

e stanno gradualmente portando i loro frutti. La divisione degli educatori della Soka Gakkai ha organizzato incontri di consulenza,

dove educatori esperti volontari sono a disposizione di studenti e genitori, e riunioni di insegnanti dove poter condividere

le esperienze didattiche e imparare gli uni dagli altri.

In contemporanea la SGI collabora con le Nazioni Unite e ha organizzato la mostra "I Bambini del

mondo e l'UNICEF" e la mostra "L'arte dei ragazzi e delle ragazze del mondo" che sono state portate in vari paesi.

Le attività nel campo della pace, della cultura e dell'educazione sopra descritte sono l'esempio

degli sforzi che la SGI ha attuato per dare una forma concreta alle virtù di responsabilità,

compassione e saggezza che costituiscono il contenuto effettivo dell'umanesimo basato sul rispetto

per la vita.

 

4

La competizione umanitaria

All'inizio del ventesimo secolo (1903), il Presidente Makiguchi pubblicò La Geografia della vita

umana (Jinsei Chirigaku) che auspicava fortemente il cambiamento verso una competizione

umanitaria in un'epoca in cui i modelli prevalenti delle relazioni internazionali erano ancora

l'imperialismo e il colonialismo. Secondo la sua analisi, la competizione tra le nazioni constava delle seguenti fasi: competizione militare,

competizione politica, competizione economica e
competizione umanitaria.

Lo scopo dell'umanità doveva essere la competizione umanitaria. Disse

che l'umanità aveva bisogno di sostituire la competizione frontale in ambito militare, politico ed

economico con una competizione umanitaria collaborativa.

La competizione cooperativa, scrisse, era un processo attraverso il quale, lavorando per il bene

degli altri, ognuno avrebbe potuto trarre vantaggio dal beneficio altrui. La collaborazione tra le

persone, basata sul rispetto reciproco, è il percorso della compassione.

Gareggiare gli uni con gli altri per sviluppare cittadini del mondo è una forma di competizione

umanitaria. Quando parlo di cittadini del mondo, mi riferisco a coloro che, pur radicati nelle proprie

tradizioni culturali, dedicano i frutti della loro cultura alla creazione di una pace duratura per

l'umanità. In termini buddisti queste persone sono considerate dei bodhisattva. Il mio sogno è di

vedere le religioni e le tradizioni culturali di tutto il mondo sviluppare una corrente continua di

persone, in competizione reciproca per contribuire alla pace mondiale.

Il bodhisattva, come cittadino del mondo, è colui che costantemente sfida il suo ego e si impegna

nella sfida di trasformare le illusioni (rappresentate dai tre veleni di avidità, collera e stupidità), in

illuminazione. I bodhisattva rifiutano di essere fagocitati dal consumismo e dal materialismo della

società contemporanea, abbracciano il nobile spirito di essere a servizio degli altri e fanno di ciò la

missione della loro vita. Questo processo mette in moto un cambiamento fondamentale nella

direzione della vita, dall'egoismo al desiderio di creare felicità per se stessi e per gli altri.

Credo che ogni religione debba promuovere, ciascuna secondo le proprie modalità, questo tipo di

cambiamento radicale nella vita, dal materialismo dei nostri giorni a una cultura altamente

spirituale e umanitaria. Propongo che le riunioni di discussione della SGI, creando l'opportunità per

l'Illuminazione reciproca, possano servire da esempio.

Spero fortemente che tutte le religioni facciano uso del dialogo e dello scambio per risolvere i

problemi che minacciano la sopravvivenza dell'umanità, e pongano l'accento sull'armonia e la

collaborazione con lo scopo di creare una cultura di pace. Certamente ogni cultura e tradizione

religiosa ha le sue caratteristiche e peculiarità. Per questo motivo dovrebbe essere naturale per ogni

tradizione rispettare le differenze altrui, ma è anche di essenziale importanza cercare un terreno in

quanto esseri umani, cercare un'universalità. È di vitale importanza per noi tutti chiarire il nucleo

dell'etica umana, che include l'amore per l'umanità, il rispetto per tutte le forme di vita, la

nonviolenza, e la compassione, così come modalità benefiche di coesistenza con la natura non

umana.

La mia più grande speranza è che ogni religione possa basare le sue azioni sulla nostra umanità

comune, e che sopratutto esorti alla collaborazione creativa nella ricerca per la risoluzione dei gravi

problemi che il mondo sta affrontando. In questo modo, rispettandoci reciprocamente e imparando

gli uni dagli altri, possiamo lavorare per la sopravvivenza della razza umana.

A proposito di terremoti

Sui terremoti


Guido  Giordano
Ricercatore di Vulcanologia presso l'Università di Roma Tre

Sono vulcanologo da vent'anni e da dieci buddista praticante. Ho imparato tantissime cose in questo tempo, spinto dal desiderio di conoscere e dalla speranza che quanto capisco e faccio possa avere un riscontro utile per la società, sia nel campo dell'uso e della gestione delle risorse sia in quello della prevenzione dai rischi. Proprio per questo, ogni volta che c'è un grande evento naturale che scuote i sentimenti delle persone vengo interrogato da amici e conoscenti che in genere mi chiedono il perché, oppure "se si poteva prevedere", o "se è vero che tal giorno di tal anno ci sarà un terremoto a Roma", o ancora "se è colpa degli americani con i loro esperimenti", o dei russi, o di AlQuaeda, o se è una punizione divina per le malefatte del genere umano e così via. È stato così per il terremoto di Sumatra del 26 dicembre 2004 (Magnitudo 9.2) e del conseguente tremendo maremoto, è stato così per il terremoto del 6 aprile 2009 de L'Aquila (Magnitudo 6.3), con il suo carico di polemiche sulla sua eventuale prevedibilità e sui comportamenti della Protezione Civile, è stato così con i terremoti del 2010 di Santiago del Cile (Magnitudo 8.8) e di Haiti (Magnitudo 7), con quello meno citato di inizio anno a Christchurch (Magnitudo 6.3), è stato ed è ancora così in questo sciagurato evento dell'11 marzo 2011 in Giappone (Magnitudo 8.9), i cui terribili effetti ancora non sono conclusi, attanagliati come siamo dalle notizie sul disastro in corso delle centrali nucleari a Fukushima.

Il terremoto dal punto di vista scientifico
I terremoti sono fenomeni naturali che esistono da sempre sul nostro pianeta. Sono legati alla dinamica della Terra, dove le cosiddette placche o zolle litosferiche si muovono e si scontrano alla velocità di vari centimetri l'anno. Questa dinamica, che oltre ai terremoti crea i vulcani, è l'origine della vita, perché l'ossigeno, l'idrogeno e il carbonio, elementi principali dell'atmosfera, sono arrivati (ed arrivano) in superficie nel corso delle ere geologiche proprio attraverso i vulcani. Ma, mentre guardando il fenomeno a questa scala molto vasta se ne può percepire il lato benefico, il singolo terremoto può essere un'immensa tragedia per le comunità che si trovano nelle zone prossime all'epicentro e, occasionalmente, la tragedia può ampliarsi enormemente se il terremoto e tale da innescare uno tsunami, ovvero ancora se gli esseri umani hanno deciso di costruire una qualche centrale nucleare "supersicura" o qualche altra potenziale fonte di inquinamento nel raggio di impatto delle onde sismiche.
Come funziona un terremoto? Un terremoto si genera nella crosta terrestre quando, a causa del movimento reciproco tra le placche, si sia accumulata in un certo punto sufficiente deformazione che possa essere rilasciata improvvisamente, a seguito della rottura delle rocce, lungo dei piani noti come "faglie". L'energia liberata (o Magnitudo) durante un terremoto dipende da quanta deformazione si è accumulata nel tempo, come in un elastico. In linea del tutto generale, cicli medi di accumulo per terremoti medio grandi (Magnitudo tra 6 e 9) sono di 100-1000 anni; questo vuol dire che, in un certo luogo della Terra, un terremoto di una certa intensità si può ripetere ciclicamente se l'energia di deformazione si accumula nel tempo. Nel caso del terremoto dell'11 marzo, ad esempio, il movimento di rilascio ha causato uno spostamento di circa 13 m nella zona dell'ipocentro, e il precedente terremoto di magnitudo simile in quella zona, secondo ricostruzioni geologiche, si era verificato circa 1200 anni fa. È facile comprendere che, subito dopo un sisma, il sistema sia "scarico" mentre nel tempo si andrà accumulando energia; di conseguenza, in via del tutto generale, più lungo è il tempo che intercorre tra un terremoto e il successivo, maggiore è la potenzialità che sia di grande intensità. Nonostante l'osservazione strumentale dei terremoti sia cosa abbastanza recente, dell'ultimo secolo per alcuni luoghi (tra cui l'Italia) e degli ultimi sessanta anni a scala globale, possiamo affermare che i geologi e i sismologi hanno oggi una conoscenza piuttosto precisa dei luoghi della Terra dove avvengono i terremoti, così come delle intensità e delle frequenze nel tempo. Vi è altresì da dire che le comunità che vivono in questi luoghi conoscono bene il fenomeno e hanno tradizionalmente sviluppato sistemi di convivenza, quali architetture adatte a resistere agli scuotimenti o delimitazione di aree di non insediamento.

... dal punto di vista sociale...
In teoria, dunque, unendo la conoscenza empirica delle popolazioni esposte alla conoscenza scientifica dovremmo essere in grado di sviluppare cultura e sistemi di interazione con i terremoti (come con qualunque altro evento naturale) tali da minimizzarne gli effetti. Invece non è proprio questo il caso, anzi.
È del tutto evidente che almeno nel corso degli ultimi 50-60 anni stiamo assistendo allo sviluppo di processi concomitanti estremamente preoccupanti. Da un lato l'esplosione demografica, le migrazioni e l'urbanizzazione ultrarapida hanno di fatto cancellato, non solo in Occidente, la memoria delle culture tradizionalmente legate al territorio e di conseguenza la trasmissione di generazione in generazione di quegli accorgimenti minimi, ad esempio, sul dove e sul come costruire. Dall'altro, la progressiva crescita delle comunità scientifiche ha senz'altro accresciuto la conoscenza dei fenomeni naturali, ma ha anche progressivamente accentrato questa conoscenza nelle mani di un'élite ristretta e dotata di linguaggio incomprensibile alla popolazione. La somma dei due processi ha causato una progressiva ma evidentissima e veloce perdita di potere da parte del pubblico sulla sicurezza personale. Da un lato c'è un'élite tecnico-politica che decide tutto circa le procedure e i piani di protezione civile e che detiene il potere della comunicazione sia nella fase emergenziale che in quelle pre- e post-. Dall'altro c'è una popolazione generalmente ignorante dei fenomeni naturali, assolutamente non in grado di difendersi autonomamente né in grado di pretendere la messa in opera di politiche specifiche di prevenzione, soggetta alle decisioni dall'alto circa l'utilizzazione del suo territorio. Guardiamo al caso italiano, dove nonostante la precisa conoscenza da parte della comunità scientifica e di quella politica delle aree sismogenetiche, delle intensità massime previste, dei tempi di ritorno, nonché in molti casi (tra cui proprio quello dell'Aquila) anche della valutazione della consistenza del patrimonio edilizio esistente, poco o nulla viene fatto "dall'alto" tra un sisma e l'altro per ridurre la vulnerabilità degli edifici e per istruire capillarmente la popolazione ai corretti comportamenti e alla conoscenza del fenomeno. Del resto, altrettanto poco o nulla viene preteso "dal basso" nella stessa direzione, spesso per senso di impotenza o addirittura per collusione tra i due livelli (io cittadino voto te politico ma tu mi lasci costruire abusivamente dove mi pare, salvo poi morire sotto una frana; io imprenditore pago la mazzetta e per risparmiare faccio il cemento fasullo e tu operaio stai zitto quando usi la sabbia marcia perché altrimenti la prossima volta non lavori. Salvo poi veder crollare il palazzo supposto antisismico).
Di fronte a questo disastro culturale le persone invece sembrano propense a entrare in fibrillazione appena c'è l'accenno, in genere da parte di millantatori, alla previsione mancata o, meglio, alla previsione nota ma colpevolmente coperta. Oppure alle teorie complottistiche o altre dietrologie. In genere a tutti mi soffermo a spiegare che scientificamente non è ancora possibile dire esattamente in che giorno, a che ora e dove ci sarà il prossimo terremoto (anche se la comunità scientifica sta lavorando su questi temi per arrivare a certezze spendibili in protezione civile, ossia spendibili con la certezza di non sbagliare se si tratta di evacuare migliaia o centinaia di migliaia di persone), ma nelle mappe esistenti in Italia, tutto il territorio nazionale è diviso in classi per cui possiamo dire con certezza che un terremoto di una certa intensità avverrà in un certo luogo ogni tot anni. È dunque una previsione accurata a tutti gli effetti, tale sicuramente da consentire la messa in opera tempestiva di tutti quegli accorgimenti strutturali, informativi e di piani di emergenza in grado di minimizzare se non addirittura di annullare gli effetti peggiori del terremoto, dunque di preservare le vite umane. Allora perché così poche persone invece si preoccupano per tempo di pretendere che questa opera di prevenzione venga finalmente messa in opera?

... e dal punto di vista buddista: Nichiren e l'adozione dell'insegnamento corretto, Makiguchi e il dialogo empatico con la natura...
Nel suo fondamentale trattato Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese (scritto nel 1260) Nichiren Daishonin compie una disamina molto precisa della situazione del Giappone di quel tempo proprio a partire dai tanti disastri sia naturali (terremoti, inondazioni) che sociali (guerre, rivolte) che affliggevano la società, causando sofferenza, distruzione e morte nella popolazione. Tuttavia, lungi da avere una visione vittimistica, Nichiren si chiede: «Eppure, i movimenti del sole e della luna sono regolari, i cinque pianeti seguono le loro orbite [...]. Perché allora questo mondo è sull'orlo della rovina e le sue leggi stanno decadendo? Che cosa è sbagliato? Quale errore è stato commesso?» (RSND, 1, 7). Nichiren dunque chiarisce subito che la Natura è sempre se stessa, che non è certo matrigna ma madre, mentre tutto il trattato si pone il problema della relazione diretta che esiste tra il sistema filosofico-spirituale che adotta una società e gli effetti conseguenti che si manifestano per gli individui, illustrando con tutta evidenza che sistemi filosofico-spirituali centrati sull'egoismo, sull'esoterismo e sull'oligarchia, rappresentati in varia misura dalle varie scuole buddiste dell'epoca, trasformano la relazione con la Natura in disastri, mentre solo con l'adozione dell'insegnamento corretto basato sull'umanesimo totale descritto nel Sutra del Loto «nella loro esistenza presente le persone saranno libere dalla sfortuna e dai disastri e impareranno l'arte di vivere a lungo» (La pratica dell'insegnamento del Budda, RSND, 1, 347). Ne Il conseguimento della Buddità in questa esistenza (RSND, 1, 4) Nichiren afferma ancora: «Se la mente degli esseri viventi è impura anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura lo è anche la loro terra; non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente». È da specificare che nella dottrina del Daishonin il termine "mente" è sinonimo di "cuore" o "vita": si sta parlando quindi non del semplice intelletto, della razionalità, ma della totale "dimensione vitale" di un essere umano. Il rapporto con la Natura e con l'ambiente in genere nel Buddismo di Nichiren è dunque centrale. Il buddismo supera completamente la dicotomia essere umano-ambiente in quanto spiega che nessun essere o fenomeno esiste in sé, ma solo in relazione ad altri esseri o fenomeni. Niente esiste indipendentemente da altre cose né può manifestarsi in completo isolamento, secondo il principio di "origine dipendente" (giapp. engi, sansc. Pratitya-samutpada). Più estesamente, il fondatore e primo presidente della Soka Gakkai, il pedagogista giapponese Tsunesaburo Makiguchi definiva due classi di relazione con l'ambiente: alla prima appartengono le relazioni di tipo cognitivo, utilitaristico, scientifico, estetico e morale, che vedono l'ambiente come essenzialmente diverso da sé; alla seconda classe quelle di tipo empatico e religioso (nel senso della religiosità) in cui invece l'ambiente è parte del mondo come lo siamo noi.
La prima classe di approcci produce un ambiente (umano e naturale) in generale sconosciuto ed ostile, detentore di risorse da usare e generatore di rischi da cui difendersi.
La seconda classe, quella del rapporto empatico, di quello religioso, dell'Io-Tu, dell'origine dipendente, produce un ambiente compagno dell'avventura della vita, capace di sviluppare la nostra vita emotiva e la nostra personalità.

Come si mette in pratica? L'assunzione della responsabilità a tutti i livelli
L'approccio buddista attribuisce dunque grandissima responsabilità e potere all'essere umano. Dipende, secondo il buddismo, dai singoli individui e dal loro personale grado di assunzione di questa responsabilità il rapporto armonico con l'ambiente, nella sua accezione più ampia, che abbraccia sia la Natura sia la società umana nel complesso. Il maestro Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, afferma nel suo Building global solidarity toward nuclear abolition (2009), che la chiave è l'"auto-educazione". L'auto-educazione si basa sulla conquista della consapevolezza che ogni essere umano ha un inviolabile diritto alla vita. Da questa profonda consapevolezza, che abbraccia l'individuo e il suo ambiente, può nascere quell'autoriforma che il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda chiamò rivoluzione umana, che può dare vita e corpo a un potente movimento di cittadini che chiedono e pretendono la partecipazione ai processi decisionali sull'uso del territorio, che si assumono la responsabilità del controllo e dell'osservanza delle direttive, che indirizzano la spesa pubblica verso interventi vasti volti all'educazione e alla prevenzione, così come la messa in opera di ogni strumento di mitigazione del rischio. È necessario diffondere la conoscenza dei fenomeni, ma ancor più importante è che gli individui e la società nel suo complesso adottino l'insegnamento corretto, ossia una visione della vita in cui interessi personali, o di lobby, non possano mai prevalere sull'interesse comune. Il praticante buddista è chiamato a svolgere un ruolo centrale in questo processo, sia mettendosi personalmente e costantemente in gioco, verificando giorno per giorno il grado reale di coerenza tra le azioni e gli ideali, sia mettendosi in rete e favorendo l'unione di tutti gli individui e le componenti della società che lavorano in armonia con l'umanesimo proposto dal Daishonin. Quando la nostra cultura sarà finalmente matura - e la velocità con cui questo inevitabile processo si realizzerà dipende solo da noi - le persone, davanti a un disastro come quello del Giappone o de L'Aquila, non cercheranno più complotti, né saranno rassegnate a una natura o fato o dio maligno che punisce, ma si rimboccheranno le maniche chiedendosi, mentre si apriranno all'ascolto dell'ambiente: cosa dunque posso fare ora?

Roma 17 marzo 2011

 

 
08 Marzo 2011

Edoardo Sanguineti - La ballata delle donne


Ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore, e poi le mogli
e le figlie e le nuore,
femmina penso, s
e penso una gioia:pensarci il maschio,
ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna, e casa è pancia
che tiene una gonna, e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente, la lunga n
otte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano

Edoardo Sanguineti

 

8 MARZO 2011 - AUGURI A TUTTE LE MIE AMICHE E AGLI UOMINI AMICI DELLE DONNE

 
03 Marzo 2011

GANDHI

Gandhi insegnò alla gente a vivere con un coraggio da leoni, spiegando che non si può lasciare
la responsabilità delle cose agli altri, ma che ci si deve alzare da soli e lottare per la giustizia.
In definitiva il solo modo per avanzare è aver fiducia in se stessi e sviluppare uno spirito indipendente.
Questo è il solo cammino che ci condurrà alla vittoria.
Tags: gandhi

Daisaku Ikeda - Guida giorno per giorno oggi 3 marzo

Daisaku Ikeda - Guida giorno per giorno oggi 3 marzo

 

Cos'è la gioventù? Il filosofo francese Roger Garaudy sostiene che mentre la maggior parte
delle persone crede che un individuo nasca giovane e poi invecchi e muoia, in realtà l'acquisizione
della gioventù, in senso profondo, è un processo lungo e impegnativo. La gioventù di cui egli parla
è la forza spirituale per non ristagnare o resistere al cambiamento, per sentirsi aperti a nuove possibilità.
È il potere dello spirito che rifiuta di soccombere all'autocompiacimento, e continua a lottare.

 
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